Storia e trasformazioni

La posizione dominante di Gello
e la disposizione dei fabbricati fanno
risalire la sua fondazione
a tempi molto antichi.
Per quanto l’ esistenza del borgo
sia già testimoniata in epoca
medioevale, il primo documento
certo è una cartografia della
Val di Cecina redatta da
Leonardo da Vinci (Royal Library,
Castello di Windsor, Londra n° 12683)
dove Gello è chiaramente
individuato con gli altri comuni limitrofi.
La stessa etimologia della parola
Gello, condivisa con altre due omonime
località di Toscana proviene da Agellum,
diminutivo latino di Ager
(campo/campicello) e lascia intendere
di una fondazione ancor più remota.

La consistenza attuale dei fabbricati
è il risultato delle diverse demolizioni
e ricostruzioni succedutesi nel tempo,
con costante riutilizzo del pietrame
misto locale.

Ad oggi l’unica datazione basata su
una evidenza certa è quella
della casa dell’arco, dove un camino reca
l’insegna de La Rocchetta e la data 1790.
Il successivo Catasto della Comunità
di Montecatini Valdicecina (1821)
restituisce una diversa situazione
del “Castelletto di Gello” con alcune
costruzioni in più, oggi perdute,
senza l’arco e con una diversa
disposizione della Casa Canonica.

All’epoca del secondo dopoguerra le case erano
già ridotte al numero attuale e la popolazione
era valutabile nell’ordine di dodici nuclei famigliari,
oltre alla canonica, per un totale di più di cento
abitanti.
A tutt’oggi il paese conserva tre forni per il pane
di cui uno ad uso comune, ed una cisterna alimentata
ad acqua piovana. L’acqua potabile veniva attinta
a valle dalla Fonte del Cucule.

Negli anni ‘50 la riforma agraria dell’Ente Maremma
separa la fattoria di Gello dai terreni circostanti,
riassegnandoli alle famiglie locali.
Senza più alcun rapporto con l’economia agricola locale,
Gello viene rapidamente abbandonato
ed è in questo stato che nel 1963 viene completamente
rilevato dall’attuale proprietà,
con la sola eccezione dei terreni di competenza
della Curia di Volterra.

Gli interventi resi necessari dal tempo hanno posto
il problema di un adeguamento tecnologico
dei fabbricati nel rispetto delle caratteristiche
dell’architettura rurale toscana.
Recuperando i materiali originali di pavimenti
e coperture, e reimpiegando una volta ancora
il pietrame misto esistente dove spiccano il candore
dell’alabastro e le architravi in pietra di Montecatini,
sono state consolidate e ricostruite quasi tutte
le case, limitando al minimo le alterazioni
al contesto ambientale.

I muri esterni delle abitazioni originariamente colorati
con intonaci a calce di tinte vivaci,
di cui restano tracce sotto la linea di gronda,
sono stati conservati nello stato parzialmente scrostato
in cui si trovano, intervenendo con rappezzi puntuali,
ma senza riportare le costruzioni
ad un aspetto nuovo.

La distribuzione interna a stanze passanti è stata
in alcuni casi adeguata alla necessità di prevedere
i servizi interni di cui le case erano totalmente prive,
in quanto l’unico servizio igienico del paese
si trovava addossato al lato ovest della scuola.

Nelle case dove sono stati necessari interventi
di ricostruzione dalle fondamenta abbiamo
mantenuto l'aspetto storico,
adottando i tradizionali solai in legno con piastrelle
in cotto, e ricostruendo i tetti con coperture
toscane a coppi ed embrici.

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